CIRCLES AROUND THE SUN

Circles Around The Sun
(Royal Potato Family Records)

7/10 22.04.2020   |   Alberto Albertini
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Il terzo, omonimo album di Circles Around The Sun ci consegna il testamento musicale del loro chitarrista Neal Casal. La sua prematura scomparsa, per suicidio, avvenuta il 26 agosto 2019 ha lasciato un grande vuoto non solo nei membri della band, ma anche in tutti i musicisti e fan seguaci dell'odierno, variegato e psichedelico panorama rock musicale statunitense. La sua dipartita ha generato sicuramente una grave perdita, subito celebrata e colmata con tributi in suo onore che ci hanno fatto percepire quanto fosse rispettato e ammirato dai suoi colleghi. Neal poco prima di morire lasciò una nota scritta per la band, dove dichiarò come suo ultimo desiderio che il progetto musicale dei Circles Around The Sun continuasse anche senza di lui. I suoi compagni, dopo un periodo di ovvie difficoltà, decisero di ritrovarsi per finire il disco e celebrare le ultime volontà del loro amico, riuscendo a concludere un album spensierato e ballabile estremamente in linea con il motivo per cui è nata la band: far divertire con esaltanti e piacevoli pezzi strumentali il pubblico, come successe durante l'intervallo dei live set nel concerto reunion di addio dei Grateful Dead nel 2015.
CIRCLES AROUND THE SUN
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Le sette canzoni che compongono Circles Around The Sun hanno una perfetta fluidità sonora, figlia dell'incrocio dei primi due album. I musicisti riescono a catturare e miscelare la concretezza del sound danzante del primo album Interludes From The Dead (2015) con le jazzate divagazioni cosmiche e funk del successivo Let It Wander (2018). Il risultato è un suono molto ricercato e concreto come si avverte nell'iniziale Babyman: diretta e immediata, la canzone inizia con un pattern ritmico di batteria elettronica piuttosto atipico, ma che risulta essere la scelta vincente per l'innesto del danzante moog di Adam MacDougall, intrecciato per tutto il brano nelle note di chitarra di Casal. L'atmosfera diventa più sognante nelle successive You Gotta Start Somewhere e Leaving (Rogue Lemon), i toni si smorzano e si dilatano con un synth sempre in evidenza che ci accarezza dolcemente facendoci perdere la cognizione del tempo, ispirando sonorità molto vicine a gruppi prog anni '70 della scena di Canterbury.
Circles Around The Sun dimostrano la loro notevole abilità nel mescolare saggiamente più generi musicali, passando da un suono pysch pop ad un energico e impetuoso funk come in Detroit Dos ed in Pete Jive, scandite da un ritmo di basso e batteria che segue l'intensa linea guida della chitarra.
Ma il variopinto caleidoscopio musicale del gruppo non si ferma qui: nella allegra e danzante Landline Memories la ritmica si tinge di sonorità caraibiche sulle quali vorremmo ballare all'infinito fino ad annullare la percezione dei sensi. Il talento del compianto Neal Casal brilla intensamente nella traccia conclusiva del disco Money's No Option, dove la sua chitarra dialoga con tutti gli strumenti fino a ergersi con un assolo di rara bellezza, in grado di trasmettere vivide sensazioni come solo i grandi sanno fare.
Il sentore positivo emerso dall'ascolto dell'album è quello di una band che ha fatto del cambiamento costante la sua essenza. Ciò rappresenta il succo del pensiero artistico che espresse Casal parlando dei suoi beniamini: “... l'idea era non solo quella di mostrare riverenza per il passato, ma fondamentalmente spostarlo in avanti”, aggiungendo “se c'è qualcosa da imparare dai Grateful Dead è dissolvere i confini e spingere i propri limiti per scoprire la propria voce in questo mondo”.

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