ROBERT CRAY BAND

That's What I Heard
(Nozzle Records)

8/10 17.04.2020   |   Alberto Albertini
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Robert Cray, con più di quarant'anni di carriera alle spalle, rappresenta il più significativo baluardo per quanto concerne l'immagine del musicista soul-man & blues. Con una continua e costante attività discografica svolta dai primi anni '80 fino ad oggi, ha sempre sostenuto il suo credo musicale dei grandi interpreti del passato, mischiando autorevolmente l'R&B di Sam Cooke con il Memphis Blues del suo mentore B.B. King. E’ così riuscito a creare uno stile immediato e riconoscibile che schiera da una parte una voce calda e sentimentale senza eguali e dall'altra una chitarra dal suono cristallino, in grado di farci sognare e ricordare i grandi maestri del blues.
That's What I Heard ritrae l'autore in un momento di grande ispirazione creativa, confermando ancora una volta la convincente produzione e la partecipazione (anche come batterista in alcuni brani) di Steve Jordan. La loro collaborazione nasce dal 1999 con l'album Take Your Shoes Off e si ripete negli ultimi due dischi in studio In My Soul del 2014 e Robert Cray & Hi Rhythm del 2017, ma questa volta il produttore ha cercato di scavare a fondo nell'animo musicale di Cray, portandolo a suonare e cantare davvero ad un livello altissimo.
ROBERT CRAY BAND
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I brani sono permeati da sonorità soul che vanno dagli anni '50 ai '70. Ne è l'esempio perfetto Burying Ground, un omaggio alla musica che Robert ha sempre amato fin da quando l'ascoltava da bambino: la canzone è stata composta da Don Robey e portata al successo dal magnifico gruppo gospel The Sensational Nightingales. La rilettura di Cray è davvero coinvolgente, riesce a ricreare quel sound retrò grazie alla sua voce calda ed estremamente piacevole, senza mai essere banale ed evitando di snaturare l'essenza del brano. Sulla stessa lunghezza d'onda troviamo la delicata You'll Want Me Back di Curtis Mayfield e You're The One di Bobby Bland. Anche in queste canzoni l'interpretazione vocale è da brividi: accompagnata da un delicato contorno di fiati la band sprigiona delle calorose e avvolgenti sonorità soul che lasciano il segno.
Un altro punto a favore di Steve Jordan è il fatto di essere un profondo conoscitore di musica, propone così a Robert di inserire due cover di brani meno noti: My Baby Likes To Boogaloo, scritta da Don Gardner e Do it di Billy Sha-Rae. Entrambe queste composizioni hanno un andamento potente e graffiante e tingono il disco di sonorità funky. Oltre che ottimo esecutore di brani altrui, è manifesto che Robert sia anche un notevole compositore. Lo si percepisce ascoltando le sue canzoni This Man, Anything You Want e You Can't Make Me Change: questi due brani ti catturano immediatamente con il loro ritmo molto coinvolgente e a livello stilistico rappresentano appieno il sound del gruppo. Hot, invece, ci dimostra come la Robert Cray Band in qualsiasi momento possa spingere sull'acceleratore creando un groove insistente di organo e fiati in grado di produrre un tappeto sonoro perfetto per accogliere l'assolo pungente della squillante Fender Stratocaster del leader.
I toni si smorzano con To Be With You, una ballata scritta con il cuore da Cray, un sentito omaggio al suo amico scomparso nel 2018 Tony Joe White: il sentimento che viene espresso dalle sue corde vocali è estremamente toccante, avvolto da un senso di spensieratezza e capace di farci comprendere la stima esistente tra questi due grandi chitarristi.
La ciliegina sulla torta di questo affascinante progetto è Promises You Can't Keep, una canzone scritta dal trio Jordan/Wilson/Kortchmar della rock-blues band The Fabulous Thunderbirds: la versione rivisitata in chiave più soul (arricchita anche dalla presenza come seconda voce nel coro di Steve Perry, l'ex frontman dei Journey) riesce a trasmettere pienamente l'idea concepita dal produttore Steve Jordan per questo album. Cray si supera e canta con una voce così intensa e trascinante che sembra essere uscita da un disco di Sam Cooke, coadiuvata da un timido ma raffinato accompagnamento di fiati, il tutto per oltre cinque minuti di puro godimento.
Più passano gli anni e più ci si rende conto della magia di cui sono pregni gli album di Robert Cray. Nessuno come lui riesce ad andare così in profondità cantando e suonando il soul e il blues, il suo approccio sentimentale sprigiona una musica che ti penetra nel profondo dell'anima per restarci: un autentico soul man, “questo è quello che ho sentito”.

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